martedì 20 febbraio 2018

Apatani Tribe


APATANI TRIBE
Patrimonio Culturale dell’Umanità.




Si narra che prima di qualsiasi cosa, Kujum Chantu, la Terra, assomigliasse ad un essere umano: aveva braccia, piedi, testa e un ombelico gigante dove originariamente risiedevano gli uomini. Un giorno in particolare, Kujum Chantu iniziò a pensare che se si fosse alzata e avesse provato a camminare, l’intera umanità sarebbe caduta dal suo ombelico e sarebbe morta. Questo pensiero la spinse, per sua scelta, a uccidersi. La sua testa si trasformò così in montagne dalle cime innevate, le ossa della sua schiena in morbide colline, il suo collo divenne il villaggio a nord dei coraggiosi Tagin e il suo petto, la valle dove vivono gli Apatani. Il suo didietro si trasformò nelle pianure dell’ Assam ed’è così che grazie al grasso presente nei suoi glutei, l’Assam possiede valli dai ricchi terreni. I suoi occhi misteriosi divennero il sole e la luna e dalla sua bocca nacque Kujum Popi, che mandò il sole e la luna a brillare nel cielo.
Questa è una delle tradizionali storie narrate dagli Apatani per spiegare l’origine della terra.
Gli Apatani, probabilmente dal nome Abotani considerato il progenitore della stirpe, sono una tribù presente nello stato indiano dell’Arunachal Pradesh, più esattamente nella valle di Ziro cullata da fitte foreste, morbide colline, risaie verdeggianti,  e lontana dal resto delle affollate aree della regione. Questo popolo è un chiaro esempio di come la convivenza tra uomo e natura si sia perfezionata nel corso dei secoli. Gli Apatani sono circa 20.000 e rappresentano uno dei maggiori gruppi etnici dell’ est dell’ Himalaya, possiedono una ricca conoscenza dell’ agricoltura e hanno sviluppato una grande tradizione ecologica nell’utilizzo e nella conservazione delle risorse naturali, riuscendo a vivere in armonia con l’ambiente circostante in uno stato di sana interdipendenza, mantenendo vivi nel corso dei secoli i costumi tradizionali e un proprio credo. Ciò che li distingue è proprio una saggia e rispettosa gestione della terra che li ha portati a sviluppare una capacità unica in particolare nella coltivazione del riso, del miglio e nella pesca, creando così una ricca biodiversità ed’è per questo motivo che nel 2014 l’UNESCO ha voluto inserire questo luogo nella lista dei luoghi proposti come Patrimonio Mondiale dell’Umanità . La valle di Ziro era inizialmente una terra paludosa e abbandonata, la presenza della tribù nella zona risale probabilmente al 15’ secolo e lo sviluppo della valle, da allora ad oggi, testimonia il duro lavoro e la costante lotta umana di questo popolo per  sopravvivere contro le infinite avversità della natura. Un’istituzione importante di questa tribù è il consiglio del villaggio, chiamato Bulyan, che sopravvive nei secoli e guida e controlla le attività di ogni individuo che hanno un effetto sull’intera comunità. Il consiglio esprime il proprio parere rivolgendosi direttamente alla coscienza degli abitanti invece che infondere loro terrore e promuovendo la prevenzione di attività inproprie piuttosto che conducendo azioni punitive. Gli Apatani venerano la natura che è la sola regola a guidare le loro azioni e infatti tutti i loro festival sono celebrazioni della stessa. Questo rapporto di collaborazione reciproca tra la natura, l’uomo e le sue esperienze, ha un valore universale senza tempo. Gli antichi legami che questi gruppi mantengono con le tribù circostanti sono considerati sacri e questo è di grande insegnamento in un periodo in cui l’umanità sembra essersi persa nel mortale labirinto dell’individualismo. Il loro ingegnoso sistema di irrigazione, rappresenta un esempio inestimabile per far fronte allo spreco dell’acqua e delle risorse, in nessun modo gli Apatani usano animali o macchinari per velocizzare o incrementare Il loro lavoro nei campi e la fertilità del terreno è mantenuta intatta attraverso l’uso di metodi tradizionali e sostenibili, infatti non ricorrono in alcun modo all’uso di fertilizzanti. Tra le 26 maggiori tribù presenti in Arunachal Pradesh, gli Apatani sono unici sotto molti aspetti. Il loro linguaggio appartiene al tani, un sottogruppo delle lingue tibeto-birmane. Sono gli unici a praticare un’agricoltura sedentaria e  nonostante la modernizzazione, questi villaggi mantengono quasi del tutto intatta la loro antica bellezza. Le piccole e semplici case sono fatte di legna e bambù, al centro si trova la cucina che diventa anche il luogo di convivialità per discutere di politica o di lavoro.
 

Nelle comunità Apatani gli uomini e le donne lavorano fianco a fianco dividendosi le responsabilità. Le donne Apatani, considerate tra le più belle fra le donne delle tribù che abitano l’Arunachal Pradesh, sono conosciute per Ie grandi placche di legno con cui adornavano naso e orecchie e per il tatuaggio che attraversava verticalmente il loro volto per teminare con cinque righe veticali sul mento, alcuni dicono fosse un modo per scalfire la loro bellezza così che esse non potessero essere rapite dagli uomini di altre tribù altri invece consideravano questi ornamenti come strumento per aumentarne la bellezza. Questa usanza è stata oggi abbandonata e le ragazze non indossano più questi oggetti che vengono piuttosto operati con la chirurgia. Gli Apatani celebrano culti animisti e il loro credo è chiamato Danyi Piilo, ovvero il culto della Luna e del Sole, solo alcuni si sono convertiti recentemente al Cristianesimo. Sono molti i momenti in cui si celebra e si festeggia la vita della comunità tra questi i quattro festival più famosi sono: il Dree, lo Yapung, il Myoko e il Murung rispettivamente nei mesi di luglio, metà settembre/ottobre, marzo e gennaio. Le date sono stabilite dopo un’ attenta consultazione dell’oracolo da parte dello sciamano e possono cambiare di qualche giorno. Durante queste festività si celebra la prosperità e l’abbondanza del raccolto, si prega per l’allontanamento di malattie e pestilenze, per la distruzione dei parassiti nei campi, si rinsaldano I legami in famiglia e nella comunità e gli abitanti si divertono cantando storie popolari e danzando su musiche tradizionali, molti sono I sacrifi animali fatti per chiedere il favore degli spiriti. Durante questi periodi le case degli Apatani si aprono agli ospiti e vengono offerti cibo e bevande a base di riso tra cui la tipica birra del posto. Un festival molto gradito di musica contemporanea è lo Ziro Music Festival, celebrato verso la fine di settembre: quattro giorni di musica, arte e cultura, in una location facile da raggiungere e da vivere. Il periodo migliore per cogliere la bellezza della valle di Ziro è il mese di settembre, dopo I monsoni, quando le colline si colorano di un verde luminoso e le temperature sono miti.

Buon viaggio e stay tuned!!!

venerdì 19 febbraio 2016

Viagginoriente®: JAISALMER - LA CITTÀ D’ORO

Viagginoriente®: JAISALMER - LA CITTÀ D’ORO: Arrivando da lontano sorge improvvisamente tra le dune del deserto, come in un sogno da mille e una notte, la rocca di Tributa coronat...

JAISALMER - LA CITTÀ D’ORO


Arrivando da lontano sorge improvvisamente tra le dune del deserto, come in un sogno da mille e una notte, la rocca di Tributa coronata dal Forte con la città di Jaisalmer. È una spettacolare fortezza che appare improvvisamente dal deserto come un miraggio. Racchiusa tra mura di arenaria gialla, è una città medioevale caratterizzata da anguste stradine ed imponenti edifici chiamati, "Haveli". La popolazione ha conservato le antiche tradizioni e continua a vivere la vita di sempre.


Le origini di Jaisalmer risalgono al XII secolo, quando fu fondata da Rawal Jaisal, un capo Rajput che si proclamava discendente della luna. L’antica prosperità dei principi e mercanti di Jaisalmer (un tempo il centro della via dei commerci d’oriente) è testimoniata dai palazzi e dagli edifici "Havelis" splendidamente scolpiti e decorati. La bellezza di Jaisalmer è particolarmente apprezzabile all’alba e al tramonto.

Meravigliose costruzioni contrastano con quelle più povere, visioni indimenticabili dove all'azzurro del cielo si accompagna il colore giallo che caratterizza la città, lo sfavillare di colori nella Manik Chowk che è la piazza principale dove una volta arrivavano le carovane dei mercanti che venivano dall'Egitto, dall'Arabia, dalla Persia che qui sostavano prima di proseguire il viaggio verso l'Oriente.

Per informazioni scrivete a: info@viagginoriente.com oppure a giancarlo@viagginoriente.com
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martedì 12 gennaio 2016

Lohri Festival


Lohri è una festa collegata all'anno solare. In generale si tratta di un fatto accertato che questo Festival sia legato al culto del fuoco. E' un'occasione particolarmente  felice per le coppie che celebrano Lohri per la prima volta dopo il matrimonio  soprattutto per quelle che sono state già benedette dalla nascita di un figlio. Si celebra in maniera particolare in Haryana, nel Punja, a Delhi e in alcune parti dell' Himachal Pradesh e segna l'inzio della fine dell'inverno.

Al mattino i bimbi vanno di porta in porta nel loro quartiere  a chiedere una piccola somma di denaro in dono. Cantano canzoni che rievocano la figura di Dulha Bhatti, una versione Punjabi di Robin Hood che rubava ai ricchi per dare ai poveri. A questi bambini vengono donati soldi, ma anche dolcetti come  gajak ( a base di sesamo ), bhuga ( dolci a base di riso ),  arachidi, zucchero e semi di esamo croccati, ricoperti di spezie o glassa. In serata si accende  un falò e le persone si radunano tutte intorno. 

Il festival  assume  una maggiore rilevanza ed enfasi se, durante l'anno trascorso, c'è stato un lieto evento in famiglia, come, ad esempio, la nascita di un figlio maschio o un matrimonio. La famiglia allora ospita parenti e amici dando a tutti a bere e da magiare. Una credenza popolare in è che se qualcuno cerca un ravanello  nel falò acceso da una famiglia che ha motivo di festeggiare,  lui stesso riceverà delle benedizioni.

Geograficamente parlando, la terra si rivolge verso il sole  sul Tropico del Capricorno (Makara Rekha) dal giorno successivo  a Lohri ( il Solstizio d'Inverno.) La terra, più lontana dal sole in questo punto, inizia il suo viaggio verso il sole lungo la sua orbita ellittica, annunciando così l'arrivo della primavera. E 'questo passaggio che si celebra come Lohri in India del Nord, come Makara Sankranti nella parte centrale del paese e come Pongal Sankranti in India del sud.

In India del Sud il festival dura tre giorni. Qui si celebra l'inizio della stagione della raccolta. Questo giorno è celebrato come Ganga Sagara nel West Bengal. Secondo la tradizione gli indù purificano i loro peccati facendo il bagno nel Gange. Una grande fiera si svolge anche sull'Isola di  Sagara, dove il Ganga incontra il Golfo del Bengala.


Chiamatela Lohri, Pongal o Sankranti, il festival trasmette lo stesso messaggio che il legame  di fratellanza e lo spirito di unità dovrebbe prevalere nonostante tutte le avversità!

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martedì 5 gennaio 2016

Viagginoriente®: Tamil Nadu - Lo stato dell'India del Sud

Viagginoriente®: Tamil Nadu - Lo stato dell'India del Sud: Nel triangolo a sud del Paese rimasto all'epoca di Gandhi. Tè, seta, case coloniali, e templi intatti. Da visitare prima che le ru...

Tamil Nadu - Lo stato dell'India del Sud


Nel triangolo a sud del Paese rimasto all'epoca di Gandhi. Tè, seta, case coloniali, e templi intatti. Da visitare prima che le ruspe cambino tutto.

Tamil Nadu è uno stato del sud-est dell'India, confinante con gli stati indiani di Kerala, Karnataka e Andhra Pradesh. Al suo interno è presente anche una delle quattro enclavi che formano il territorio federato di Pondicherry.
La capitale dello stato è Chennai (ex Madras), quarta città più grande dell'India. La lingua ufficiale è il tamil.
La regione è stata abitata sin dai tempi preistorici, e la storia del Tamil Nadu e della civiltà della gente tamil è tra le più antiche al mondo. Attraverso la sua storia, che va dal paleolitico a oggi, questa regione ha coesistito con varie altre culture esterne. Eccetto che per brevi periodi nella sua storia, la regione Tamil è rimasta indipendente da occupazioni esterne.
Le tre dinastie tamil Chera, Chola e Pandya hanno origini antiche. Insieme governarono in questa terra con un'unica cultura e un'unica lingua, contribuendo alla crescita di una delle più antiche letterature al mondo. Ebbero ampi contatti commerciali marittimi con l'Impero romano. Queste tre dinastie furono in costante lotta tra di loro combattendo per l'egemonia sulla regione. L'invasione della dinastia Kalabhras proveniente da sud nel terzo secolo turbò l'ordine tradizionale del Tamil Nadu rimpiazzando le tre dinastie.
La parte più a Sud che si tuffa tra tre mari e affonda la punta nell’oceano, ancora vive l’India più autentica. È il Tamil Nadu, il Paese dei templi, patria della cultura dravidica. L’architettura e l’arte originarie indù qui si sono conservate intatte. Così, enormi e colorati luoghi sacri spiccano nelle città gremite di folla e auto, o tra le silenziose risaie della pianura.
Per scoprire la culla dell’induismo si deve partire dalla città più occidentale, Madurai. Conosciuta anche come l’Atene dell’Est, ha nel tempio di Meenakshi Sundareswarar il principale punto di seduzione: un dedalo di tempietti, colonne, sculture, circondato da alte mura e dominato da quattro enormi gopuram, torri decorate e colorate in tinte vivaci, alte 46 metri. Ma è di sera che si raggiunge il massimo dell’incanto, quando i bramini portano in processione la divinità Shiva, fino a farla ricongiungere con Meenakshi, la dea dagli occhi di pesce e sua moglie.
L’area del Chettinad si trova a una novantina di km da Madurai. A Tiruchirappalli, più nota come Trichy, su una roccia antica quasi 4milioni di anni e alta 83 metri sorge il Rockfort Temple, uno dei più grandi templi dedicati a Vishnu. Per arrivarci occorre attraversare una città congestionata e rumorosa, ma ne vale la pena. Come affrontare i 344 scalini che portano al complesso monastico del Vinayaka Temple, dedicato al dio Ganesh. Ma è il Ranganathaswamy Temple, costruito in onore di Vishnu su un’isola del fiume Kaveri, a stupire, con i suoi 21 gopuram e i sette cortili che si estendono su 60 ettari. Da non mancare gli edifici della quarta cerchia di mura, i più antichi e i templi protetti dall’Unesco: Airavatesvara a DarasuramBrihadisvara a Gangaikondacholisvaram e un altro Brihadisvara a Thanjavur.

È un’altra India quella che s’incontra a Pondicherry, ex colonia francese sulle sponde dell’oceano. Sull’affascinante lungomare si allineano case in tinte pastello, caffè ombreggiati da pergolati, negozi glam e ristoranti di lusso. Non è solo l’ascendenza francese a rendere speciale Pondi, come è affettuosamente chiamata. A pochi chilometri di distanza c’è Auroville, città ideale fondata nel 1968 e ispirata da Mirra Alfassa e Sri Aurobindo, l’iniziatore dello yoga integrale, che attira turisti del misticismo da tutto il mondo. Per questo mix franco-spirituale, Pondicherry si è evoluta in luogo frizzante, rilassato e con cucina gourmet. 

Full immersion nel misticismo indiano a Mamallapuram, strepitoso sito sull’oceano protetto dall’Unesco. È un gruppo di monumenti scavati nella roccia tra il VII e l’VIII secolo lungo la costa del Coromandel, a una cinquantina di chilometri da Chennai. Emoziona l’incontro con lo Shore Temple, il tempio sulla spiaggia che spicca contro il blu del mare: è uno dei più fotografati dell’India. Più avanti, i cinque Pancha Rathas, tempietti dalla forma di carri processionali. Qui, tra il 630 e il 670, gli scalpellini impararono lo stile dravida, che dominò tutta l’architettura del Sud. Ma è nel monolito Arjuna’s Penance che si dispiega tutta l’abilità di questi artisti: è un bassorilievo lungo 29 metri e alto 13, sulla cui superficie esplodono un’infinità di dèi, esseri mitologici e animali. La bellezza dei resti archeologici e della lunga spiaggia bianca, battuta dalle onde dell’oceano, attrae a Mamallapuram un turismo giovane e un po’ fricchettone.

Per informazioni scrivete a: info@viagginoriente.com oppure a giancarlo@viagginoriente.com
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giovedì 31 dicembre 2015

Viagginoriente®: Capodanno in India

Viagginoriente®: Capodanno in India: Capodanno è un evento atteso da grandi e piccoli e celebrato ovunque, dalle grandi città ai villaggi. Gran parte dei  festeggiamenti a...

Capodanno in India

Capodanno è un evento atteso da grandi e piccoli e celebrato ovunque, dalle grandi città ai villaggi.
Gran parte dei  festeggiamenti avviene per strada, dove balli e feste accolgono il nuovo anno con allegria. Anche i centri commerciali, le stazioni, i ristoranti, pullulano di persone di tutte le età per l’evento.
Lo scambio di messaggi, biglietti di auguri e doni sono parte integrante della festa di fine anno in India.
La tv mostra i festeggiamenti sui canali principali per la maggior parte della giornata con spettacoli d’intrattenimento, oroscopi e previsioni future, alle quali gli indiani sono molto appassionati, e in famiglia si scherza e si discute sui “buoni propositi” per l’anno nuovo.
Ciò che accomuna gli indiani è l’accogliere il nuovo anno carichi di speranza che porti felicità e gioia nella vita di ognuno.
Nelle città più grandi come Mumbai, Delhi, Bangalore e Chennai si organizzano concerti dal vivo a cui partecipano star di Bollywood e personaggi famosi. Grandi folle si radunano per assistere a tali spettacoli, e magari ottenere una foto con qualche star.
Come durante il festival di Diwali, il capodanno indiano, le strade sono piene di persone che lanciano petardi e fuochi d’artificio a più non posso.
Da vedere il Capodanno nello stato del Kerala dove c’è il famoso Carnevale proprio a Capodanno!
E’ celebrato nell’ultima settimana di dicembre, ma il giorno principale è il primo dell’anno: i carri allegorici e le maschere sfilano lungo le strade della città di Kochi, in particolare nel quartiere di Fort Kochi.
Insomma ogni occasione è buona per festeggiare in India!
Buon 2016 da Viagginoriente!
Helpline Italia: +39 - 3456705489 / +39 - 3393908796

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